Lo svezzamento, o divezzamento, rappresenta una transizione cruciale nella vita di un bambino, segnando il passaggio da una fase di dipendenza alimentare completa a una di parziale autonomia. Il termine è utilizzato in diversi contesti medici, evidenziando un distacco graduale, proprio come avviene con i farmaci o le dipendenze.
Decidere quando iniziare lo svezzamento è una scelta importante. Significa introdurre nuovi sapori e consistenze, somministrati in modi diversi rispetto all’allattamento al seno o al biberon, e spesso seguendo orari più strutturati. La regola fondamentale è rispettare i tempi individuali del bambino, considerando non solo le sue esigenze nutrizionali e digestive, ma anche quelle psicologiche e neurocomportamentali.
Uno svezzamento iniziato nel momento giusto, tenendo conto delle esigenze del bambino, avrà maggiori probabilità di successo rispetto a uno imposto da fattori esterni, come le esigenze lavorative della madre. L’esperienza dello svezzamento sarà tanto più positiva quanto migliore è stata la relazione tra madre e bambino durante l’allattamento. Una mamma che ha costruito una “base sicura” con il suo bambino, basata su un attaccamento sereno ed equilibrato, gli avrà fornito la sicurezza e la fiducia necessarie per affrontare il distacco con curiosità piuttosto che con nostalgia. La gestione del distacco va preparata con cura, seguendo il principio di continuum, dove non ci sono fratture tra il “prima” e il “dopo”.
Non sempre un allattamento al seno prolungato e uno svezzamento ritardato indicano rispetto per i tempi del bambino. A volte, può essere la madre a non favorire la fisiologica voglia di novità e distacco. Una madre che posticipa lo svezzamento potrebbe essere iperprotettiva, ansiosa di allentare la simbiosi con il figlio e desiderosa di mantenerlo dipendente da lei il più a lungo possibile.
È fondamentale che il pediatra valuti attentamente questi aspetti per modulare i tempi dello svezzamento e sostenere la madre in questa nuova esperienza di distacco, che può essere emotivamente impegnativa.
I criteri per iniziare lo svezzamento
- Sviluppo di adeguate capacità digestive: Il bambino deve essere in grado di assimilare i nuovi nutrienti. Già dopo pochi mesi, il lattante possiede le capacità, anche solo potenziali, di produrre gli enzimi necessari per digerire altri alimenti oltre al latte. Tuttavia, ciò che manca a un lattante molto piccolo è un’adeguata capacità di scindere completamente le proteine e altri componenti degli alimenti diversi dal latte. Questi, se assorbiti attraverso la parete intestinale ancora troppo permeabile, potrebbero comportarsi come molecole antigeniche, scatenando reazioni allergiche.
- Adeguata maturazione neurocomportamentale: Il bambino deve saper deglutire agevolmente i cibi più solidi e avere il riflesso di deglutizione anche quando il cibo è introdotto nella parte anteriore della bocca. Deve saper stare seduto senza appoggio in un seggiolino o seggiolone posto di fronte alla mamma o alla persona che lo alimenta. Questa posizione favorisce la comunicazione visiva e vocale durante il pasto.
- Il bambino deve saper masticare: anche se non ha ancora i denti, deve aver maturato la complessa coordinazione dei muscoli facciali deputati alla masticazione. Lo stimolo alla masticazione è determinato dalla consistenza, dal sapore, dall’odore e dall’aspetto del cibo.
- Il bambino deve aver estinto il riflesso di estrusione della lingua, con il quale un lattante, fino al 4°-6° mese, si oppone all’introduzione di cibi solidi in bocca.
- Il bambino deve aver raggiunto la capacità di opporsi al cibo, sia girando il capo, sia allungando il braccio per scansarlo. Questa capacità va di pari passo con lo sviluppo del sistema di controllo dell’appetito, che comporta la capacità di saper scegliere un cibo più appetibile rispetto a un altro. In questa fase, l’alimentazione si sposta da un piacere legato al riempimento dello stomaco a un piacere legato a una complessa sensorialità (gusto, olfatto, consistenza, colore, sazietà) che contribuisce a far fare al bimbo le prime esperienze di libertà e di scelta volontaria.
È importante distinguere tra un’opposizione al cibo dovuta alla sazietà e un rifiuto “a priori”. In quest’ultimo caso, è necessario capire i motivi: potrebbe essere un modo per esprimere una libertà o un’autonomia mai sperimentate prima, o una ribellione nei confronti di un atteggiamento materno. Potrebbe anche indicare che il bambino non è ancora pronto per lo svezzamento, indipendentemente dalla sua età.
Oltre alle capacità digestive e comportamentali, lo svezzamento è necessario quando un lattante raddoppia il suo peso di nascita e/o raggiunge i 5-6 mesi di vita. In questi casi, l’allattamento esclusivo al seno o l’assunzione di solo latte artificiale non è più sufficiente a fornire tutti i nutrienti necessari, in particolare il ferro.
Dall’andamento della crescita del bambino nei primi 3 mesi è possibile programmare l’epoca ideale per iniziare lo svezzamento, che non comporta la sospensione dell’allattamento al seno, ma lo integra con altri alimenti. È necessaria una lenta e prudente gradualità nell’introduzione di nuovi alimenti, tenendo conto delle nuove modalità di alimentazione. Se si desidera continuare un allattamento esclusivo al seno, lo svezzamento vero e proprio andrebbe procrastinato. La gradualità non va mai saltata, anche se lo svezzamento viene iniziato tardivamente. Il concetto di gradualità si riferisce sia alla quantità che alla qualità: è necessario introdurre un alimento nuovo alla volta, distanziato di almeno una settimana dall’altro, e in piccole quantità iniziali, aumentando gradualmente se ben accettato e digerito.
Quanti pasti al giorno?
Indipendentemente dal tipo di alimentazione, è importante che i pasti siano leggeri e frazionati. All’inizio dello svezzamento, i pasti saranno orientativamente 5, o anche di più se la percentuale di calorie introdotte con il cibo extra latte materno non raggiunge il 50% del totale giornaliero. Quando si introduce la seconda pappa serale, le calorie saliranno a circa il 70% e le poppate al seno potranno essere ridotte mediamente a 3. È buona norma continuare ad allattare al seno fino al compimento del primo anno di vita, se possibile, o anche del secondo se il bambino lo desidera e la mamma è disponibile.
Iniziare lo svezzamento troppo presto (prima del 5° o 4° mese) comporta rischi specifici: sovraccarico renale, ipertensione, obesità, aumento del colesterolo, allergie o intolleranze alimentari, assuefazione a sapori troppo dolci, intossicazioni.
D’altra parte, anche uno svezzamento troppo tardivo può avere conseguenze negative: dopo il 6° mese, le riserve di ferro, rame e altri elementi essenziali si esauriscono ed è necessario introdurli con gli alimenti. Inoltre, dopo il 6° mese, è superato il periodo ideale per l’accettazione dei cibi solidi, rendendo l’apprendimento più difficoltoso.
Fermo restando il concetto di far precedere lo svezzamento vero e proprio del 6° mese dall’introduzione di piccole quantità di cereali e frutta, alcune settimane prima della pappa vera e propria, se si comincia lo svezzamento verso il 6° mese, non ha molta importanza con quale alimento si inizia.
Dopo il 6° mese, la composizione corporea si modifica, con meno acqua e più necessità di proteine. La distribuzione percentuale dei nutrimenti dovrà essere: 12-13% di proteine, 55% di carboidrati, 30-35% di grassi, con una netta prevalenza di proteine. Anche il ferro del latte materno risulta insufficiente, quindi è necessario introdurre cibi che lo contengano in quantità adeguata, come carne, legumi e alcuni vegetali.
Particolare attenzione va posta all’introduzione del glutine, che prima del 5°-6° mese potrebbe non essere digerito e dare luogo a intolleranze. Le fibre vanno introdotte gradualmente. Nel brodo vegetale si preferisce iniziare con verdure che ne contengono meno, come bieta, lattuga e patate, poi carote, zucchine e spinaci, infine piselli e fagiolini. Fino al 3° anno di vita, non bisognerebbe aggiungere sale negli alimenti.
Un’attenzione particolare va data all’introduzione di cibi potenzialmente allergizzanti, seguendo una gradualità: per esempio, la patata è meno allergizzante del pomodoro, la trota è meno allergizzante della sogliola, la mela è meno allergizzante degli agrumi. Tra i cereali è meglio introdurre prima riso, mais, tapioca, orzo, poi il grano. Tra le carni è meglio introdurre prima agnello, coniglio, tacchino, cavallo, poi pollo e maiale, poi manzo e vitello. Il tuorlo d’uovo può essere dato poco prima del primo anno di vita, l’albume solo dopo l’anno. Per quanto riguarda la frutta, meglio dare prima mela, pera, banana, poi pesca, albicocca, agrumi, poi anche la frutta secca. Seguendo sempre il principio della gradualità e introducendo un alimento nuovo ogni settimana, si condurrà lo svezzamento nel modo più tranquillo e corretto possibile.
Cibi precotti per l’infanzia
Gli omogeneizzati sono utili perché la carne subisce un processo industriale che la rende più digeribile. La qualità della carne è controllata e le condizioni igieniche di preparazione sono buone. Sono praticissimi, ma hanno uno svantaggio: il costo elevato e l’aggiunta di amidi. I liofilizzati sarebbero da preferire perché il processo di micronizzazione delle fibre è ottimale e non è necessaria la sterilizzazione a caldo. Le farine precotte sono ugualmente pratiche e affidabili, ma necessarie solo nei primi tempi: dopo il 6° mese il glutine può essere introdotto e si possono sostituire con semolino o pastina da cuocere.
Chi ha tempo e volesse risparmiare, può preparare ottime farine precotte in casa mischiando farina di riso, farina di mais fine e farina di grano in una teglia da forno e facendola bruscare a forno basso o sul fornello con distanziatore di fiamma, mischiandole spesso. Il calore a secco attiva alcuni enzimi che pre-digeriscono gli amidi delle farine rendendole più digeribili. Dopo si utilizzano come fossero farine precotte del commercio con notevole risparmio. (Ndr: uno strumento utile alla preparazione casalinga degli omogenizzati è l’Easy Meal della Chicco (ex Baby Pappa) o il Baby Cook della Giordani. Entrambi scongelano, cuociono a vapore e omogenizzano piccole quantità). Se cerchi un valido aiuto in cucina, puoi valutare un robot da cucina multifunzione per preparare pappe sane e gustose.
Le farine vanno aggiunte alla pappa in percentuale dell’8-10%, cioè 10 gr di farina ogni 100 gr di liquido o brodo vegetale. Per quanto riguarda la carne, le prime volte meglio darne solo 15 gr per poi aumentare a 30 gr (1 liofilizzato o mezzo vasetto di omogeneizzato) piuttosto velocemente.
Dopo aver fatto assumere al bambino, per alcune settimane, una quantità variabile di frutta poco allergizzante come mela, pera o banana, in quantità non superiore a mezzo frutto in totale, con aggiunta di uno o due cucchiaini di cereali senza glutine o di biscotto primi mesi, si introduce la prima minestrina preparata con brodo vegetale (150-180 gr) preparato facendo bollire per circa un’ora mezzo litro di acqua con carota e patata pelate e a pezzi e filtrando il brodo con un colino a maglie strette. Si versano nella scodella 150-180 gr di brodo filtrato e si aggiungono a pioggia prima 2 cucchiai rasi, poi 2,5-3 massimo 4 in base alla capienza, di farina precotta di riso o riso o mais e tapioca o riso mais e tapioca. Si aggiunge un cucchiaino di olio extravergine di oliva alternandolo ogni tanto con olio di mais. Volendo si può aggiungere un cucchiaino di parmigiano.
Dopo una settimana si può unire la carne omogeneizzata o liofilizzata (prima mezza dose poi una intera) e dopo 10 gg o anche meno si può aggiungere uno, massimo due cucchiai del passato delle verdure che sono servite per fare il brodo vegetale, che, nel frattempo, saranno più varie con aggiunta di zucchine, bieta, lattuga e anche cuori di carciofo.
Dopo un mesetto, la carne liofilizzata può anche essere sostituita da quella fresca, senza abbandonare il liofilizzato perché alcune carni come coniglio e agnello sono molto poco pratiche da cucinare in così piccole quantità. A questo punto la pappa è completata e non resta altro che aggiustarne la consistenza a secondo del gusto del bimbo aumentando o diminuendo il brodo vegetale o preferendo alcune verdure anziché altre.
Dopo il 7° mese, anche la farina precotta può essere sostituita con semolino da cuocere e il riso si può far diventare farina frullando i chicchi a secco nel frullatore. Le farine da cuocere si gonfiano in cottura e la dose è un cucchiaio o due da crude, cioè la metà rispetto alle precotte, parlando di cucchiai rasi.
Quando si desidera dare i legumi, essi vanno cotti a parte perché per i bambini richiedono un tempo di cottura doppio rispetto alle altre verdure e aggiunti al brodo vegetale dopo essere stati passati col passa-verdure a mano per eliminare le cuticole non digeribili. Solo le lenticchie decorticate possono essere frullate o omogeneizzate assieme alle altre verdure. Se le verdure passate possono essere introdotte già al 6° mese, è meglio aspettare alcune settimane per unire i legumi, anche se decorticati, e l’8° mese almeno prima di darli assieme alle farine in quantità da secchi simile alla carne, senza dare anche la carne.
Non esiste una regola univoca per introdurre la seconda minestrina serale, ma di solito, dopo un mese dalla prima, è ben accetta. Il bambino avrà allora 7 mesi o poco più. La procedura è simile: invece della carne si può introdurre il formaggino ipolipidico o la ricotta rigorosamente di mucca perché più magra, oppure caciottina o stracchino in quantità simile ala carne, anche un po meno. Ma la sera può anche essere data una purea di verdure tipo patate, carote, spinaci con qualche legume decorticato, lessati poi passati e uniti ad un po di latte per finire la cotura assieme con il solito cucchiaino di olio extra di oliva o di mais e, volendo ma non obbligatorio, un cucchiaino di parmigiano. Di questa purea possono essere dati 60-70 gr diluiti in un po’ di liquido di cottura delle verdure precedentemente lessate, ma finchè si tratta di verdure miste, anche se contengono amido come le patate, non si guarda poi tanto alla bilancia.
La frutta non deve, ovviamente, mai mancare nella dieta di un bambino: essa apporta zuccheri, Sali minerali e vitamine, mentre è poverissima di grassi e di proteine. È preferibile darla lontano dalla minestrina o dalla poppata di latte, cioè a metà mattina e a merenda, o solo una volta al giorno se il bambino esaurisce la sua porzione in una volta sola. La frutta acidula come gli agrumi e l’uva, contenendo acidi cosìdetti deboli, nell’organismo ha un effetto alcalinizzante e forma carbonati e bicarbonati con il sodio e il potassio: questa proprietà ridurrebbe l’assorbimento del ferro degli alimenti nonostante l’alto loro contenuto in vitamina C (anche fragole e kiwi contengono molta vitamina C). Le albicocche e le pesche contengono molta vitamina A e la frutta secca come noci, nocciole ecc, molta vitamina B e molti sali minerali utili come potassio, ferro, magnesio, zinco e rame.
La cronologia della somministrazione della frutta è la seguente:
6 mesi: (o prima): mela e pera crude grattate
7 mesi: banana e qualche cucchiaino di succo di arancio
Il resto della frutta, solo se di stagione, poco dopo con particolare attenzione a fragole e kiwi per il loro potere allergizzante.
Il latte, materno o di proseguimento che sia, deve essere mantenuto in ragione di circa mezzo litro al giorno, di più se il bimbo mangia una sola minestrina, sostituibile eventualmente con lo yogurt che ha il vantaggio di contenere le stesse sostanze in una minor quantità di alimento, ha il lattosio già trasformato in acido lattico e quindi anche più digeribile, ha vitamine del gruppo B in quantità superiore al latte perché sintetizzate anche dalla flora batterica dei fermenti lattici che contiene, ha molti acidi grassi insaturi essenziali, come l’acido oleico e linoleico, utilissimi per il bambino e una buona quantità di calcio e di fosforo che, essendo in ambiente acidificato, sono meglio assimilabili del calcio e del fosforo del latte. Inoltre lo yogurt regola e modula la qualità e la quantità della flora batterica intestinale. Tutto questo se è vero yogurt, cioè se contiene fermenti lattici vivi e non viene commercializzato con aggiunta di zuccheri, aromi, frutta, coloranti e stabilizzanti vari. Va quindi rigorosamente cercato lo yogurt vero, intero, bianco, possibilmente non dolce che può essere dolcificato lì per lì con un cucchiaino di miele o zucchero, meglio se zucchero a velo. Quanto all’aggiunta di frutta nel vasetto di yogurt, dovrebbe essere solo frutta fresca messa lì per lì dalla mamma, di preferenza banana o frutta poco acidula. L’equivalenza nutrizionale dello yogurt rispetto al latte varia a secondo della composizione del latte di origine ma orientativamente, 120 gr di yogurt corrispondono a 180 gr di latte. Se cerchi uno yogurt di qualità, puoi provare a prepararlo in casa con una yogurtiera. Sarà un successo!
Come regola generale, qualsiasi bevanda o alimento da dolcificare, dovrebbe avere un’aggiunta di zucchero o miele pari al 5% non oltre, cioè 5 grammi di zucchero ogni 100 grammi di alimento (un cucchiaino da caffè).
La carne è l’alimento miglior fornitore di proteine nobili facilmente assimilabili. Per quanto riguarda le sostanze non strettamente nutritive ma essenziali per la crescita del bambino vi sono la carnitina, sostanza vitaminosimile indispensabile in tutti i processi ossidativi che forniscono energia e le poliamine necessarie per lo sviluppo e la moltiplicazione cellulare e molto utili per il corretto sviluppo e funzionamento dell’intestino durante lo svezzamento.
Gli omogeneizzati sono utili perché il processo di omogeneizzazione industriale è decisamente migliore di quello casalingo e le fibre carnee così micronizzate risultano decisamente più digeribili rispetto alla frullatura o omogenizzatura domestica, almeno nei primi due, tre mesi di svezzamento. Bisogna sapere, però, che i vasetti di omogeneizzato contengono al massimo la metà della carne in base al loro peso: il vasetto da 60 gr contiene 30 gr di carne, va dato a inizio svezzamento per circa 2 mesi, quello da 80 gr va dato dagli 8 ai 10 mesi, quello da 120 gr, dopo il 10° mese, ammesso che sia ancora necessario dare omogeneizzati a questa età. Per i liofilizzati il discorso è simile: sarebbero comunque da preferire perché contengono meno aggiunte di verdure e amidi, quindi meno volume totale e maggior digeribilità.
La carne fresca si somministra dopo cottura umida, cioè a vapore ma non direttamente lessata in acqua bollente. Mentre bolle il brodo vegetale che servirà per preparare la minestrina, si copre il tegamino con un piatto, si pone sul piatto la carne già pesata da cruda tagliata in piccoli pezzi e si ricopre con un coperchio: cuocerà in un quarto d’ora circa, anche meno, non va quindi messa a inizio cottura delle verdure. Una volta cotta si unisce a due cucchiai di verdure cotte e già a pezzetti con o senza alcuni cucchiai di brodo di cottura e si omogenizza rimettendola nel piatto del bambino assieme ad altro brodo vegetale che servirà per diluire le farine precotte. Le verdure, quando necessario, vanno ovviamente pelate prima di farle bollire.
Si può alternare il brodo vegetale con brodo di carne che si prepara mettendo 150 gr di vitellone magro in circa mezzo litro di acqua fredda e facendolo cuocere almeno due ore fino a ridurre il liquido almeno di metà. Al brodo possono essere aggiunte le verdure. Il brodo di carne non è molto calorico ma è ricco di sali minerali e di corpi purinici. È bene non darlo con la carne ma solo con la minestrina e, volendo, le verdure. La carne servita per il brodo non si utilizza per il bambino se non quando sarà più grande e potrà mangiare le polpettine.
Il pesce è un ottimo alimento e le sue carni, non solo sono ricche di proteine come la carne ma contengono molti fosfolipidi e acidi grassi polinsaturi importanti per lo sviluppo cerebrale oltre che una buona quantità di ferro (nonostante il colore bianco); per di più sono povere di grassi saturi. Si può cominciare a dare il pesce dopo l’8° mese in quantità simile o leggermente superiore rispetto alla carne, visto che contiene meno grassi saturi. Si può iniziare con trota e merluzzo, poi branzino, palombo, luccio, orata, spigola, molto più avanti tonno, pesce spada e salmone perché grassi.
L’uovo è un ottimo alimento a elevato valore proteico e nutritivo, però è allergizzante. Allora si consiglia di introdurlo dopo il pesce, verso il 9° mese e solo il tuorlo, visto che l’albume è ancora più allergizzante e non si consiglia prima del compimento del primo anno di vita. Per ridure il rischio di allergia è opportuno, le prime volte, somministrare il rosso ben cotto, sodo, in quantità minima, uno o due cucchiaini nella minestrina, integrando magari con la carne che è solito mangiare il bambino. Se dopo tre somministrazioni non a giorni consecutivi, diciamo ogni tre giorni, a dosi ridotte, non vi sono segni di allergia, si può dare un tuorlo intero, cotto direttamente nella minestrina o alla coque: solo allora potrà sostituire la carne anche due volte alla settimana. Il tuorlo è più digeribile allo stato liquido – uovo alla coque – l’albume è più digeribile ben cotto, allo stato solido, oppure montato a neve (meringa).
L’olio può essere dato da subito nello svezzamento: l’olio rigorosamente extra vergine di oliva è ricco di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), l’olio di semi (girasole, mais arachidi) è ricco di polinsaturi. Entrambe sono necessari, quindi si consiglia di alternare olio di oliva con olio di mais o di semi oppure di preparare una bottiglia solo per il bimbo, ma perché no anche per gli adulti, con metà olio extravergine di oliva e metà olio di semi, meglio se mais. Il burro è ricco di acidi grassi saturi e di colesterolo, però contiene anche insaturi e vitamina A: in piccole quantità, massimo 10 gr a dose, crudo, può essere dato verso la fine del primo anno. Anche l’olio va aggiunto crudo alla minestrina (1 cucchiaino fino a 8 mesi circa, poi due cucchiaini). L’aggiunta di pomodoro, se pelato e ben cotto, cioè bollito, può anche essere iniziata prima della fine del primo anno per variare la solita minestrina e rendere magari più appetitoso il pesce.
Dopo l’8° mese, oltre a iniziare il pesce, si può dare il prosciutto: la sua quantità deve essere simile a quella del formaggio, cioè 20 gr se il bambino mangia ancora 30 gr di carne e 30-40 di pesce, 30-40 gr quando il bambino si avvicina al primo anno e mangia già 40-50 gr di carne a porzione. Può trattarsi di prosciutto crudo o cotto, purché privo di polifosfati e conservanti (stessa accortezza per i formaggini cremosi confezionati in porzioni): i polifosfati si uniscono al calcio dell’alimento producendo composti insolubili e inassimilabili.
Schema di prima minestrina, a 5-6 mesi di vita
- brodo vegetale 150-180 gr
- farina di cereali precotti senza glutine 15 gr
- olio di oliva 5 gr (1 cucchiaino)
- parmigiano 2-4 gr (mezzo cucchiaino)
- carne bianca (coniglio, agnello, tacchino) 20-max 30 gr
- mezza mela lontano dal pasto
- 15 gr di biscotti primi mesi nelle 24 ore
- 700-720 gr di latte nel resto della giornata
A 7 mesi circa, dopo un mese dalla prima minestrina, si introduce una seconda minestrina la sera con uguali quantità, si riduce il latte degli altri pasti a 450gr, si aumentano i biscottini a 30 gr complessivi e si raddoppia la quantità di frutta a un frutto intero o meglio due mezzi (mela e banana o mela e pera). Se vuoi preparare pappe sane e nutrienti, puoi utilizzare un cuocipappa per cuocere a vapore e frullare gli alimenti.
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