Quante volte ti sei sentita in colpa per aver scelto di lavorare, pensando che potesse danneggiare i tuoi figli? Una nuova ricerca internazionale dell’Università di Trieste e dell’Università di Berkeley (California) dimostra che, in otto casi su dieci, l’occupazione lavorativa della mamma non solo non ostacola la crescita dei bambini, ma può addirittura favorirla. Lo ha raccontato RaiNews, intervistando Maria Lo Bue, docente di microeconomia ed economia dello sviluppo all’Ateneo giuliano e coautrice dello studio.
Cosa dice la ricerca
Lo studio ha analizzato i dati di diversi Paesi, confrontando lo sviluppo dei bambini con la situazione lavorativa delle madri. Il risultato è chiaro: non conta tanto se una madre lavora o no, ma piuttosto le condizioni in cui i figli crescono e le condizioni in cui le madri lavorano. La flessibilità dell’orario e la qualità del lavoro fanno la differenza, così come la presenza di servizi per l’infanzia accessibili e di qualità.
Flessibilità e servizi: due fattori chiave
Secondo la docente, quando una mamma ha un lavoro flessibile e di buona qualità, i benefici si riflettono positivamente sui figli. Anche l’offerta di servizi per l’infanzia (asili nido, scuole dell’infanzia) aiuta a gestire meglio i tempi e riduce lo stress familiare. In pratica, non è il fatto di lavorare in sé a fare la differenza, ma come si lavora e con quali supporti esterni.
Il caso Italia: uno stigma ancora forte
In Italia, l’occupazione femminile è storicamente bassa. La ricerca rivela anche un dato sorprendente: il 52,7% degli italiani intervistati si è dichiarato d’accordo con l’affermazione secondo cui i figli in età prescolare possono soffrire quando la madre lavora. Una percentuale molto più alta rispetto a Germania e Francia (circa 30%), Spagna (25%) o Danimarca (8%). Questo stigma sociale pesa sulle mamme, generando sensi di colpa e pressioni.
Una necessità economica, non solo di parità
Maria Lo Bue sottolinea che aumentare l’occupazione femminile non è solo una questione di pari opportunità, ma anche una necessità economica per la crescita e la sostenibilità del Paese. Le mamme che lavorano contribuiscono al reddito familiare e alla società, e la ricerca dimostra che i loro figli crescono altrettanto bene, anzi spesso meglio, rispetto a quelli di madri che rinunciano alla carriera.
Cosa significa per te, mamma
Se ti stai chiedendo se sia giusto lavorare mentre i tuoi figli sono piccoli, questa ricerca ti offre una boccata d’aria fresca. I dati dicono che puoi farlo senza sensi di colpa, a patto di cercare un equilibrio tra vita professionale e familiare. Ecco alcuni suggerimenti pratici:
- Cerca flessibilità: se possibile, negozia orari flessibili o lavoro da remoto con il tuo datore di lavoro.
- Utilizza i servizi per l’infanzia: asili nido, centri estivi e baby-sitter di fiducia possono alleggerire la gestione quotidiana.
- Non isolarti: parlane con altre mamme, confrontati e chiedi aiuto quando serve. Lo stigma si supera insieme.
- Ricorda che la qualità del tempo conta: più che la quantità, è importante essere presenti mentalmente quando sei con i tuoi figli.
Un cambio di prospettiva necessario
La ricerca dell’Università di Trieste e Berkeley ci invita a superare i pregiudizi. I figli non soffrono perché la mamma lavora: semmai, traggono beneficio da una madre realizzata, economicamente indipendente e meno stressata. In un Paese come l’Italia, dove il tasso di occupazione femminile è ancora basso, questi dati sono un incoraggiamento per tutte le mamme che vogliono (o devono) conciliare lavoro e famiglia. Non sei sola, e la scienza è dalla tua parte.