Convulsioni Febbrili nei Bambini: Guida Completa per Genitori

Le convulsioni febbrili spaventano molti genitori quando i loro figli hanno la febbre alta, soprattutto se si è già verificato un episodio. Anche se i medici rassicurano sulla benignità e l’assenza di conseguenze, la paura rimane.

Ecco cosa succede di solito:

Il bambino ha la febbre, e a volte i genitori non se ne accorgono subito perché la temperatura sta iniziando a salire.

Improvvisamente, il bambino perde conoscenza, si irrigidisce e inizia a scuotere braccia e gambe in modo spasmodico. Lo sguardo si perde nel vuoto, oppure gli occhi si girano verso l’alto. In altri casi, il bambino sembra semplicemente lasciarsi andare, i muscoli perdono tono e il corpo si accascia, come se fosse svenuto.

In ogni caso, per alcuni minuti il bambino è pallido, a volte freddo, la pelle può presentare un colorito bluastro e non risponde agli stimoli.

Noi di NoiMamme.it sappiamo quanto può essere stressante questa situazione, e vogliamo fornire tutte le informazioni necessarie per affrontarla al meglio.

Convulsioni febbrili: cosa sono?

Le convulsioni febbrili sono una reazione irritativa del sistema nervoso centrale, ancora immaturo, di alcuni bambini particolarmente sensibili a un brusco aumento della temperatura corporea.

Possono manifestarsi anche con una febbre non particolarmente alta, poco sopra i 38,5°C, purché il passaggio dallo stato non febbrile a quello febbrile avvenga rapidamente, ad esempio in meno di un’ora. Se vuoi tenere sempre sotto controllo la temperatura del tuo bambino, ti consigliamo di utilizzare un termometro digitale di alta qualità.

I bambini sono soggetti a rialzi febbrili, soprattutto nei primi anni di vita e durante l’età prescolare, in particolare in alcune stagioni.

Il loro sistema immunitario è costantemente impegnato a difendersi da nuovi virus e batteri, e i meccanismi di regolazione della temperatura non sono ancora perfettamente sviluppati.

D’altra parte, la febbre svolge un’azione difensiva efficace, supportando il sistema immunitario. Per questo motivo, non deve spaventare e non andrebbe abbassata immediatamente, ma lasciata agire, a meno che non causi disagi come mal di testa o malessere che limitano le normali attività del bambino (dolori diffusi, prostrazione, ecc.).

È importante sapere che la febbre non trattata non sale all’infinito. Dopo una prima fase di vasocostrizione periferica con sensazione di freddo e brividi (durante la quale la febbre sale e il sangue si concentra nelle parti centrali del corpo, con mani gelate e addome o fronte bollenti), subentra un’intensa vasodilatazione periferica (inizio della fase di dispersione del calore corporeo), con mani calde e asciutte, e infine la sudorazione profusa (secondo meccanismo di dispersione del calore). La febbre non provoca convulsioni di per sé, ma solo il suo rapido aumento e solo nei soggetti predisposti (a volte c’è una predisposizione familiare).

Cosa fare in caso di febbre alta?

In attesa di valutare se somministrare farmaci:

1) Scoprire il bambino e lasciarlo con indumenti leggeri.

2) Nella fase della sensazione di freddo e brividi, avvolgerlo con una copertina leggera e attendere.

3) Applicare impacchi freddi asciutti, come una borsa del ghiaccio sulla testa o sotto le ascelle, oppure un asciugamano tenuto in freezer per un po’ su gambe e braccia.

4) Se si usano impacchi umidi, devono essere tiepidi e non freddi come per gli impacchi asciutti. In alternativa, si può fare un bagnetto a 37°C per 15 minuti, se le condizioni del bambino lo consentono.

5) Dare da bere molta acqua fresca o bibite leggermente zuccherate, sempre fresche, compreso un ghiacciolo se il bambino lo accetta.

Questi accorgimenti possono ridurre la temperatura anche di più di un grado senza l’uso di farmaci. Tuttavia, se sono indicati a causa di malessere, si somministra paracetamolo (Tachipirina). Si raccomanda di non usare aspirina prima dei 12 anni in caso di febbre dovuta a presunta infezione virale, per il rischio di effetti collaterali gravi come la sindrome di Reye.

6) Coccoloterapia e riposo sono parte integrante della cura.

Quando chiamare il medico?

È importante preoccuparsi quando il bambino respira con difficoltà, quando ha una diarrea profusa se è molto piccolo (sotto i due anni), oppure vomito incoercibile (non un solo episodio), quando ha una forte inappetenza che dura da alcuni giorni, quando ha difficoltà a muovere il collo e non riesce a toccare il torace con il mento o non riesce a guardare il soffitto quando è seduto o in piedi, quando appare molto sonnolento appena sveglio, quando ha forte mal d’orecchio e quando appare confuso, torpido e poco presente.

Cosa fare in caso di convulsione febbrile?

È importante saper distinguere una convulsione febbrile benigna da una più preoccupante.

Solitamente, la maggior parte delle crisi convulsive febbrili sono semplici, ovvero:

  1. Sono brevi, da pochi secondi a un massimo di 15 minuti.
  2. Sono generalizzate, cioè i tremori interessano contemporaneamente entrambe gli arti o tutti e quattro, oppure si manifestano con semplice perdita di coscienza.

Un bambino con questo tipo di convulsione non è epilettico e non rischia di diventarlo in seguito, anche se dovesse avere altre crisi in occasione della febbre.

Se l’episodio convulsivo ha queste caratteristiche e il bambino ha più di un anno e mezzo e meno di 5, di solito non si prescrivono accertamenti diagnostici, trattamenti a lungo termine o preventivi.

In rari casi, le convulsioni febbrili possono essere “complesse”, ovvero durare più di 15 minuti, interessare solo metà del corpo e magari insorgere in un bambino con meno di 18 mesi o più di 5 anni. In questi casi è bene indagare perché, anche se scatenate dalla febbre, potrebbero essere la spia di una malattia nervosa preesistente.

In tal caso, si procede con la diagnostica (EEG intercritico, TAC, risonanza magnetica e analisi ematochimiche), si consiglia di tenere a casa una scorta di microclismi a base di diazepam (Valium) e di tenere sempre sotto controllo la febbre, somministrando paracetamolo regolarmente ogni 6 ore se supera i 37°C sotto l’ascella o i 37,5°C rettali.

Si consiglia di misurare la temperatura con un termometro tradizionale:

  • Se il bambino ha meno di un anno, per via rettale, introducendo la punta lubrificata del termometro per almeno due centimetri nel retto per uno o due minuti.
  • Tra i due e i tre anni, se il bambino collabora, si può mettere il termometro in bocca, sotto la lingua, tenendolo 3 minuti a bocca chiusa, evitando di dare da mangiare o da bere nulla di freddo o di caldo nella mezz’ora precedente.
  • Sopra i tre anni, è attendibile la temperatura ascellare, tenendo il termometro in sede per almeno 5 minuti.

L’unica alternativa valida al termometro tradizionale è il termometro auricolare.

Dopo un primo episodio convulsivo febbrile, nel 70% dei casi non vi saranno altri episodi, anche se il bambino avrà la febbre alta altre volte.

Solo nel 30% dei casi può ripetersi la convulsione, ma quasi mai durante lo stesso episodio febbrile, più spesso durante una febbre successiva e in un lasso di tempo di alcuni mesi, raramente anni.

Se un bambino a 2 anni ha avuto una convulsione febbrile e per un anno ha avuto febbre altre volte senza convulsioni, sarà estremamente improbabile che l’episodio si ripeta.

Verso il sesto anno di vita, il pericolo scompare.

Come prevenire episodi successivi?

I genitori devono essere consapevoli che un bambino che ha avuto una convulsione febbrile è sano e non ha bisogno di essere iperprotetto. Deve condurre una vita normale e i genitori non devono essere ansiosi. Tuttavia, è importante ricordare alcune cose:

  • Quando il bambino ha la febbre, è bene scoprirlo subito e somministrare Tachipirina senza attendere il corso spontaneo del rialzo febbrile.
  • Il farmaco va dato ogni sei ore con regolarità per i primi due o tre giorni. Se dovesse insorgere la convulsione, è bene sapere cosa fare, perché all’arrivo in ospedale, molto probabilmente la crisi si sarà già risolta spontaneamente, ma il bambino potrebbe essere rimasto in convulsione per alcuni minuti che potrebbero essere evitati con un intervento corretto e tempestivo.

Cosa fare durante una convulsione febbrile?

  • Mantenere la calma.
  • Non schiaffeggiare o scuotere il bambino.
  • Non chiamarlo insistentemente per nome.
  • Non cercare di bloccare i tremori tenendo fermi braccia e gambe.
  • Sdraiare il bambino delicatamente su un fianco, sul letto o per terra, in un luogo ben areato e ventilato.
  • Controllare che la lingua non blocchi la respirazione ripiegandosi posteriormente.
  • Asciugare e rimuovere eventuale catarro o vomito dalla bocca delicatamente.
  • Slacciare gli abiti aderenti.
  • Somministrare Valium per via rettale seguendo le istruzioni e ripetere la dose se il bambino espelle il farmaco o se la crisi non cessa dopo 3 minuti.

Il trasporto in ospedale è consigliato se il bambino ha meno di un anno e se la crisi non cessa dopo la seconda somministrazione di diazepam.

Guarda anche questo video di pediatria:

Come si somministra il diazepam?

Esistono confezioni di diazepam pronte per l’uso rettale sotto forma di microclismi predosati, molto facili da usare: togliere la capsula ruotandola, lubrificare il beccuccio (se possibile), inserirlo per metà della sua lunghezza nell’ano del bambino se ha meno di tre anni, oppure per tutta la lunghezza se ha tre anni e più, e premere il farmaco con il pollice e l’indice, tenendo il beccuccio sempre più in basso rispetto all’ampolla per non introdurre aria.

Dopo la somministrazione, estrarre il beccuccio tenendo ancora l’ampolla premuta per evitare di risucchiare il farmaco.

Tenere le natiche del bambino accostate per alcuni istanti per evitare la fuoriuscita del farmaco.

In mancanza di microclismi predosati, si possono usare le fiale di Valium da 2 ml (10mg), usando mezza fiala (5 mg) per i bambini inferiori a due anni e una fiala intera per quelli che hanno compiuto tre anni. Aspirare il contenuto della fiala con una siringa e sostituire l’ago con un piccolo catetere.

Iniettare il farmaco assieme a qualche cc di aria o di soluzione fisiologica per assicurarsi che la piccola quantità raggiunga l’ampolla rettale e possa essere assorbita interamente.

Se un bambino che frequenta l’asilo o la scuola materna soffre di convulsioni febbrili, è legittimo lasciare una dose (o due) di farmaco in microclismi predosati alle maestre. Anche se le maestre non sono tenute a somministrare farmaci, in questo caso potrebbe essere considerato un salvavita, visto che è caldamente raccomandato abbreviare il più possibile una crisi convulsiva.

Tuttavia, la discussione su questi argomenti è delicata e di difficile soluzione: sarebbe auspicabile parlarne a lungo e stilare dei protocolli di comportamento più approfonditi.

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