La toxoplasmosi è un’infezione molto comune causata dal parassita Toxoplasma gondii. Colpisce una larga fetta della popolazione mondiale e, in genere, negli adulti sani si manifesta in forma asintomatica o con sintomi lievi come stanchezza e ingrossamento dei linfonodi del collo. Tuttavia, la toxoplasmosi in gravidanza richiede particolare attenzione, in quanto può essere trasmessa al feto.
Come si contrae la toxoplasmosi?
Il contagio avviene principalmente attraverso:
- Alimenti contaminati: Consumo di carne cruda o poco cotta, soprattutto maiale e agnello, e verdure crude non lavate accuratamente.
- Contatto con feci di gatto: Il gatto è l’ospite definitivo del parassita.
- Trasmissione materno-fetale: Se la madre contrae l’infezione durante la gravidanza, il parassita può raggiungere il feto.
Diagnosi di toxoplasmosi in gravidanza
Le attuali linee guida sanitarie raccomandano il controllo mensile degli anticorpi anti-toxoplasma in tutte le donne in gravidanza che risultano non immuni (cioè negative al test all’inizio della gravidanza). Questo monitoraggio permette di individuare tempestivamente un’eventuale infezione.
Rischi per il feto
Il rischio di trasmissione dell’infezione al feto aumenta con il progredire della gravidanza:
- Primo trimestre: Rischio inferiore al 25%, ma conseguenze potenzialmente gravi.
- Secondo trimestre: Rischio intorno al 50%, con sintomi spesso meno gravi.
- Terzo trimestre: Rischio fino al 70%, con sintomi generalmente lievi.
Una terapia tempestiva riduce significativamente queste probabilità e la gravità dei sintomi nel neonato. Se vuoi monitorare la tua salute durante la gravidanza, puoi utilizzare un misuratore di pressione da braccio per tenere sotto controllo i valori.
Come si effettua la diagnosi di infezione intrauterina?
La diagnosi prenatale di toxoplasmosi fetale può essere effettuata tramite amniocentesi e prelievo di sangue fetale (funicolocentesi). Questi esami permettono di rilevare la presenza del parassita o del suo DNA nei liquidi fetali e di valutare la risposta immunitaria del feto.
Terapia in gravidanza
Il trattamento della toxoplasmosi in gravidanza dipende dal momento in cui viene diagnosticata l’infezione:
- Prima metà della gravidanza: Si utilizza la spiramicina, un antibiotico che riduce il rischio di trasmissione al feto.
- Dopo la metà della gravidanza e in caso di infezione fetale accertata: Si associano spiramicina, pirimetamina e sulfadiazina. Questi farmaci sono più efficaci contro l’infezione fetale, ma possono avere effetti collaterali e richiedono un monitoraggio attento.
Prevenzione della toxoplasmosi
Non esiste un vaccino contro la toxoplasmosi. La prevenzione si basa sull’adozione di scrupolose norme igieniche:
- Lava accuratamente frutta e verdura, soprattutto se consumate crude.
- Cuoci bene la carne, in particolare quella di maiale e agnello.
- Evita il contatto con le feci dei gatti (usa guanti se devi pulire la lettiera).
- Lava accuratamente le mani dopo aver maneggiato terra o lavorato in giardino.
Seguire queste semplici precauzioni può ridurre significativamente il rischio di contrarre la toxoplasmosi durante la gravidanza. Per approfondire le tue conoscenze sull’alimentazione in gravidanza, puoi consultare un libro specializzato.
Danni al feto: quali sono?
L’incidenza della toxoplasmosi congenita è variabile. Se si seguono scrupolosamente le norme preventive e si interviene tempestivamente con un trattamento adeguato, si mantiene al di sotto dell’1/1000.
Circa due terzi dei neonati con infezione congenita da toxoplasma non presentano sintomi evidenti alla nascita. Tuttavia, un’attenta valutazione può rivelare alterazioni nel liquido cefalorachidiano, corioretinite e calcificazioni endocraniche.
Nel corso delle settimane o dei mesi successivi alla nascita, se non trattati adeguatamente, possono sviluppare sintomi di varia gravità. La malattia può interessare diversi organi o apparati, in particolare il sistema nervoso centrale, causando idrocefalo ed epatosplenomegalia. Altri possibili sintomi includono ittero persistente e prematurità.
I casi più gravi possono manifestarsi con febbre, ittero, anemia, epatosplenomegalia, corioretinite, problemi neurologici, spasticità, idrocefalo, encefalite e calcificazioni endocraniche. Le conseguenze a lungo termine possono includere ritardo mentale, spasticità e problemi alla vista.
Trattamento del neonato
I bambini sintomatici vengono trattati con gli stessi farmaci utilizzati per la madre, a cicli e alternati o affiancati al cortisone.
Anche i bambini asintomatici alla nascita vengono trattati farmacologicamente per un anno se risultati infettati. Quelli apparentemente non infettati vengono comunque trattati con pirimetamina per tre settimane e con spiramicina per le 4-6 settimane successive.
Se le madri sono state trattate in gravidanza, vi sono ottime probabilità che il neonato nasca e resti asintomatico. I controlli, però, dovranno essere continui anche per i primi due anni, poiché la corioretinite caratteristica può comparire anche nel secondo anno di vita, seppur in forma lieve.
Dopo i due anni di vita, i neonati asintomatici con toxoplasmosi congenita che si sono sempre mantenuti tali hanno ottime probabilità di non presentare mai sintomi, a condizione che la terapia sia stata precoce e regolarmente praticata.
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