Il travaglio è un’esperienza unica, suddivisa in tre fasi principali:
- Il periodo dilatante: caratterizzato dalla dilatazione della cervice e dall’apertura del collo dell’utero.
- Il periodo espulsivo: il momento in cui il bambino nasce.
- Il secondamento: l’espulsione della placenta.
Come riconoscere l’inizio del travaglio?
L’inizio del travaglio è segnato dalla dilatazione della cervice, che può manifestarsi in diversi modi:
- Perdita del tappo mucoso: una perdita di muco rosato striato di sangue, che può verificarsi anche giorni prima del travaglio vero e proprio.
- Rottura delle membrane: la perdita di liquido amniotico, comunemente chiamata “rottura delle acque”, non sempre indica l’imminente inizio del travaglio.
- Dolore sordo alla schiena: causato dalle contrazioni uterine iniziali.
- Episodi di diarrea: l’intestino tende a svuotarsi naturalmente prima del travaglio.
- Debolezza e brividi: sensazioni comuni nelle prime fasi.
Il segnale più affidabile dell’inizio del travaglio sono le contrazioni uterine. Queste sono più intense e frequenti delle contrazioni di Braxton-Hicks (contrazioni preparatorie) e si presentano almeno ogni 5 minuti. Possono essere avvertite come dolore nella parte bassa dell’addome, nella zona lombosacrale della schiena o all’interno delle cosce, irradiandosi alle gambe.
Quando la dilatazione della cervice si accompagna a contrazioni uterine intense e ravvicinate, il travaglio è iniziato.
Come affrontare le contrazioni da travaglio?
L’esperienza delle contrazioni varia significativamente da donna a donna, sia in termini di intervallo, durata che intensità percepita. Questa percezione non dipende necessariamente dalla reale intensità delle contrazioni, ma dalla capacità individuale di gestire il dolore.
È importante non lasciarsi condizionare dalle esperienze altrui. Ogni contrazione ha un andamento simile a un’onda: inizia lentamente, aumenta di intensità fino a un picco, e poi diminuisce.
Il picco di massima intensità dolorosa dura solo 6-10 secondi. Con il progredire del travaglio, le contrazioni diventano più forti e le pause tra una e l’altra si accorciano. In genere, le contrazioni del travaglio richiedono tutta l’attenzione della futura mamma. Per alleviare il dolore, alcune donne trovano utile utilizzare un cuscino per l’allattamento per trovare una posizione confortevole.
Nausea e vomito durante il travaglio
Durante il travaglio, si possono sperimentare sensazioni intense, dalla disperazione all’estasi. Possono manifestarsi anche malessere fisico, come nausea e vomito. Il vomito può aiutare a liberarsi dall’ansia e dalla tensione.
Durante il parto, il corpo si svuota, quindi non sorprende che anche lo stomaco e l’intestino tendano a farlo. Non allarmatevi se sentite il bisogno di andare in bagno frequentemente.
I dolori del parto
I dolori del parto non hanno una buona reputazione, ma è importante ricordare che la percezione del dolore è soggettiva. Anche se è realistico aspettarsi di sentire dolore, alcune donne hanno una soglia del dolore più alta.
Il dolore delle contrazioni è intenso solo durante il picco, per poi diminuire nella pausa. La pausa è un momento prezioso per rilassarsi, riposarsi e permettere al bambino di ricevere ossigeno. È grazie a queste pause che la donna può affrontare un travaglio lungo senza esaurire le energie.
Molte donne descrivono la contrazione come un dolore “positivo” e creativo e provano una sensazione di piacere nelle pause.
Le posizioni durante il travaglio e il parto per sentire meno dolore
Una delle cause principali che accentua i dolori del travaglio è la posizione supina. Questa posizione è dannosa anche per il feto.
Quando il travaglio è agli inizi, si possono fare esercizi yoga (se si ha esperienza o se le ostetriche possono consigliare). Quando l’utero si contrae, si protende in avanti, quindi lavora meglio in posizione verticale o inclinata in avanti. La posizione supina è controindicata.
La posizione verticale e la deambulazione accelerano il parto e aumentano l’efficacia delle contrazioni. In posizione verticale, anche la discesa del bambino nel canale del parto è facilitata dalla forza di gravità.
È utile muovere il bacino ondeggiando (come una danza del ventre) mantenendo la posizione eretta. Altre posizioni, come quella carponi, accovacciata o seduta, possono aiutare a entrare in sintonia con il proprio corpo.
Cercate la posizione più comoda per voi. Se ve la sentite, state in piedi il più possibile e camminate, piegandovi in avanti o facendovi sorreggere dal partner durante le contrazioni. Per affrontare una contrazione in piedi, potete circondare il collo di un’altra persona e lasciarvi scivolare verso il basso.
Il contatto fisico con un’altra persona può essere utile, ma a volte è preferibile evitarlo: ascoltate il vostro corpo. Stare accovacciate è utile sia in periodo dilatante che espulsivo, perché il bacino si apre al massimo. Fatevi sostenere da qualcuno o usate uno sgabello basso per appoggiare il bacino e scaricare la tensione delle gambe.
La posizione in ginocchio o a carponi è utile durante tutto il travaglio, soprattutto se il dolore è avvertito sulla schiena. In questa posizione ci si può rilassare completamente nelle pause e, durante le contrazioni, un massaggio energico nella zona lombosacrale può aiutare. Se siete stanche, sdraiatevi sul fianco sinistro, non supine!
Potete fare un bagno caldo o una doccia (se siete a casa o se avete una stanza travaglio con vasca o doccia) e continuare le normali attività finché le contrazioni non richiedono la vostra completa attenzione.
Se il travaglio inizia di notte, cercate di riposarvi il più possibile e risparmiare le energie per la parte più dura. Se non riuscite a dormire, mettetevi comode, sedute e riposate.
Il travaglio in vasca
Se non ci sono pause tra una contrazione e l’altra, insistete per essere messe in vasca (se avete effettuato gli esami necessari) e continuare lì il travaglio finché è possibile. In questo modo, le contrazioni si distanzieranno, permettendovi di riposare.
L’avvio del travaglio
L’avvio del travaglio è caratterizzato dal periodo dilatante, il più lungo, in cui le contrazioni si susseguono ad intervalli più corti e ad intensità crescente, provocando l’appianamento del collo uterino e la dilatazione della cervice fino ai 10 cm di dilatazione completa.
La contrazione stira verso l’alto il segmento inferiore e quindi il collo dell’utero, provocandone la dilatazione. Il collo uterino è molto innervato e la maggior parte del dolore della contrazione viene proprio dallo stiramento di questo.
La frequenza delle contrazioni è variabile, in genere 1 ogni 2-5 minuti, con una durata di almeno 60 secondi. La durata del periodo dilatante è variabile: nelle nullipare (donne che non hanno mai partorito) si aggira intorno alle 5-8 ore, ma può essere anche di mezz’ora o oltre le 12 ore.
Cosa fa intanto il bambino?
La testa del bambino, chiamata “parte presentata” si appoggia all’ingresso pelvico orientando il suo diametro più piccolo lungo il diametro più favorevole del bacino (diametro obliquo). Man mano che il collo si dilata la testa del bambino si impegna sempre più nell’ingresso pelvico. Solo quando la dilatazione è completa essa sarà libera di scendere nel canale del parto.
Cosa fa l’ostetrica?
Il compito dell’ostetrica è di constatare l’andamento della dilatazione attraverso le visite ostetriche (per via vaginale) e di controllare che attività uterina e dilatazione siano ottimali ed in sincronia. Le visite avranno una frequenza variabile, in genere ogni ora e mezza o 2.
Il battito cardiaco del bambino viene controllato ogni 15 minuti circa e, se necessario, viene applicato l’elettrodo esterno o interno per la cardiotocografia. Durante questo periodo, verso la dilatazione completa, si può praticare l’amnioressi, o rottura del sacco amniotico, se questa non avviene spontaneamente. A volte l’amnioressi viene fatta per stimolare le contrazioni uterine, se queste sono scarse e rallentano la dilatazione della cervice. Non preoccupatevi: non sentirete nulla. È un’operazione indolore.
La fleboclisi di ossitocina (un ormone che favorisce l’attività contrattile uterina) viene praticata solo se c’è un rallentamento del travaglio a causa della poca validità delle contrazioni o qualora si voglia provocare il travaglio (induzione del travaglio).
Tecniche di rilassamento per il parto
È utile concentrarsi sulla respirazione durante le contrazioni, eseguendo profonde respirazioni addominali e prestando attenzione all’espirazione. Quando le contrazioni diventano molto forti, sentirete il bisogno di emettere suoni diversi, come lamenti, mugolii, mormorii o espirazioni sonore in “A”. Non cercate di soffocare queste manifestazioni, che sono naturali e possono attenuare il dolore. Emettere suoni stimola la secrezione di ormoni che agiscono come antidolorifici naturali e facilitano il passaggio ad un diverso livello di coscienza, inducendo calma mentale e favorendo la concentrazione.
Mentre si è in sala travaglio, è difficile non pensare a quando finirà, ma meno ci si pensa, più veloce e semplice sarà il tutto. Cercate di non guardare l’orologio.
L’ambiente che vi circonda
Durante la gravidanza e il travaglio, l’organismo produce endorfine, anestetici naturali che aiutano a rilassarsi attenuando il dolore. L’ossitocina stimola le contrazioni e l’intero processo del parto. Tuttavia, la secrezione di queste sostanze è legata allo stato emotivo. È importante trovarsi in un ambiente caldo, intimo e sicuro, che non crei inibizioni e vi faccia sentire libere di essere voi stesse. È importante avere fiducia nelle persone che vi aiuteranno e poter contare sul partner (o un’altra persona da voi scelta).
Esiste un legame tra ansia, paura e dolore. Quando si è spaventati, il corpo secerne adrenalina, che inibisce il processo del parto. I muscoli si contraggono, la respirazione diventa superficiale e si tende a sfuggire da ciò che succede dentro di noi. Questo aumenta il dolore, ma non appena ci si rilassa e si smette di lottare con il proprio corpo, il dolore si attenua. Una buona preparazione fisica e psicologica durante la gravidanza aiuta ad affrontare il parto con fiducia, anche se non esiste una ricetta per non sentire dolore. Gli esercizi yoga permettono di entrare in confidenza con il proprio corpo, la meditazione sulla respirazione aiuta a calmare la mente e ad abbandonarsi alle sensazioni.
Come affrontare il travaglio a livello emotivo
Il parto è un evento particolare nella vita sessuale di una donna, un periodo di trasformazione: la donna diventa madre. Durante il travaglio, il grembo si apre completamente e la donna vive una trasformazione anche nel proprio normale stato di coscienza. Il tempo assume una dimensione nuova e tutto sembra svolgersi in un altro mondo.
Il parto è un’esperienza emozionale profonda che comporta una regressione alle sensazioni più intime, semplici e primitive. Esiste un ricordo inconscio della propria vita intrauterina e, allo stesso tempo, la donna è agli albori della nuova consapevolezza di essere madre e vive una comunione intima con se stessa, con il proprio corpo e con il bambino.
Il ventre è la sede delle sensazioni più profonde.
È importante perdere il controllo, abbandonandosi fiduciose al processo della nascita, che si svolge naturalmente. Allontanatevi dalla mente e lasciate che succeda ciò che deve succedere. Guardate in voi stesse, abbandonatevi all’ignoto, non pensate a quel che dovrà succedere dopo, ma cogliete e godete ciò che accade attimo per attimo, lasciando che il corpo segua i propri ritmi naturali e spontanei: la sola cosa da fare è non opporsi e lasciare che tutto accada. Per trovare sollievo durante le contrazioni, un massaggio perineale può aiutare a rilassare i muscoli.
Tutte le donne sono in grado di partorire
Il parto non è un esame in cui si deve dimostrare qualcosa a qualcuno. Tutte le donne sono in grado di partorire: ognuna ha un livello diverso di sopportazione del dolore, quindi è un’esperienza soggettiva e non c’è chi è più brava e chi no; esiste invece chi sopporta meglio il dolore. Non preoccupatevi se vi verrà voglia di urlare o di picchiare vostro marito: non fa bene al bambino (perché riducete l’ossigenazione), ma se sentite che può aiutarvi, fatelo! Lasciatevi andare! E se qualcuno penserà “ma la stanno spennando?”, non importa!
Al primo parto si può rimanere zitte, al secondo si può urlare. E quando si ascoltano altre donne urlare, ricordate che anche voi potreste trovarvi nella stessa situazione. Chiaramente lo stavo dicendo a me stessa, perché nelle altre stanze c’erano altre donne che urlavano tanto quanto me, se non di più, ma mi aiutava a scaricare la tensione.
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