Un viaggio in Kurdistan, un’esperienza intensa che va oltre la semplice trasferta di lavoro. Un’immersione in una realtà complessa, fatta di resilienza e desiderio di ricostruzione.
Un’esperienza personale
Parto con una piccola valigia e la consapevolezza di lasciare a casa la mia bambina. Sarà la prima vera separazione, un distacco che si fa sentire fisicamente.
Irbil e il Kurdistan Iracheno
Irbil accoglie con un caldo torrido. La città, circondata da pianure verdeggianti e montagne, ricorda vagamente le Prealpi. Le bandiere curde sventolano fiere, un simbolo di identità e autonomia.
Durante una riunione con i colleghi, emerge forte l’orgoglio curdo. Sottolineano la loro identità distinta, la loro lingua e le loro istituzioni, pur trovandosi in territorio iracheno. Questa autonomia è frutto di concessioni internazionali, nate dopo le tragedie causate da Saddam Hussein.
Incontro con i Volontari
Un messaggio mi rassicura: la mia piccola sta bene. Affronto con energia i quattro giorni di corso destinati a volontari iracheni provenienti da Baghdad e dal sud del paese.
Questi volontari hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra e del regime. Ora, con coraggio, si dedicano ad aiutare i più vulnerabili, fornendo carrozzine e supporto a chi ha subito lesioni. Il loro impegno è fondamentale, soprattutto considerando la carenza di strutture adeguate.
Disabilità: una Prospettiva Ampia
Durante il corso, si affronta il tema della disabilità a 360 gradi. Non si parla solo di menomazioni fisiche, ma anche delle barriere architettoniche e sociali che impediscono la piena inclusione. È essenziale, ad esempio, garantire ai bambini disabili il diritto all’istruzione, abbattendo le barriere fisiche e i pregiudizi.
La giornata è intensa e piena di spunti di riflessione. Vorrei condividere una foto della mia bambina, ma la timidezza mi frena. In fondo, sento già troppo la sua mancanza.
Ausili e Riabilitazione
Si approfondiscono i diversi tipi di disabilità e le soluzioni disponibili: bastoni, carrozzine, protesi, fisioterapia. Uno dei partecipanti condivide immagini toccanti di persone con paralisi cerebrale, una conseguenza tragica della mancanza di assistenza sanitaria adeguata durante gli anni della guerra.
Distribuire ausili è importante, ma non sufficiente. È fondamentale educare all’uso corretto, prevenire complicazioni e, soprattutto, offrire supporto psicologico e affettivo. Questi bambini hanno bisogno di amore, attenzione e stimoli per sviluppare il loro potenziale.
La Forza delle Donne Curde
Ogni mattina, mi concedo una doccia calda, un piccolo lusso in un contesto difficile. Penso al mio allattamento, a un anno di simbiosi con la mia bambina. Un capitolo che si chiude, una scelta consapevole e sofferta.
La sera, visito il centro storico di Irbil, ammirando la cittadella illuminata dal tramonto. Osservo gli uomini anziani con i loro abiti tradizionali e le donne curde, fiere e indipendenti, con i loro lunghi capelli neri e i gonnelloni colorati. La loro forza è un esempio di resilienza.
Compro frutta fresca e secca, un piccolo regalo da portare a casa. Cerco delle scarpine tradizionali per la mia bambina, ma non trovo la sua misura. Un messaggio mi informa che ha imparato a uscire dal seggiolino auto. Sorrido, orgogliosa dei suoi progressi.
Complicità e Sfide
L’ultimo giorno di corso è segnato dalla stanchezza, ma anche da una profonda complicità con i partecipanti. Uomini seri e impegnati, ma capaci di affrontare le difficoltà con un sorriso. Imparano ad usare stampelle e carrozzine, a trasferire i pazienti dal letto alla sedia. Cerco di mantenere le distanze fisiche, rispettando le loro usanze.
Le foto di gruppo immortalano un momento di condivisione. Siamo consapevoli delle sfide che questi volontari affrontano quotidianamente: la mancanza di risorse, la frustrazione di non poter fare abbastanza, la sofferenza delle famiglie.
I conflitti lasciano ferite profonde, non solo fisiche ma anche psicologiche. Il numero di persone che convivono con disabilità permanenti è sempre superiore a quello dei morti. È fondamentale offrire loro supporto e opportunità per ricostruirsi un futuro dignitoso.
Durante il viaggio di ritorno, osservo i cantieri in costruzione, i nuovi villaggi che crescono come funghi. Penso alle disuguaglianze, alla fragilità della situazione politica e alla necessità di un sostegno internazionale duraturo.
Ritorno a Casa
Dopo una settimana intensa, il desiderio di tornare a casa è incontenibile. I controlli all’aeroporto sembrano infiniti. Ma finalmente, apro la porta e la vedo. Mi guarda, sorride e mi abbraccia. Un contatto che vale più di mille parole.
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