Comprendere come pensano i bambini può sembrare a volte un’impresa impossibile. Spesso, i genitori hanno la sensazione di trovarsi su due pianeti diversi quando cercano di comunicare con i propri figli. Questo accade perché la comunicazione tra bambini e adulti spesso non segue le stesse regole implicite che governano il mondo dei “grandi”.
Entrare nel Mondo del Bambino
Per comunicare efficacemente con un bambino, è fondamentale cercare di entrare nel suo mondo, nel modo in cui percepisce e pensa attraverso gli strumenti che ha sviluppato fino a quel momento. È un percorso di scoperta reciproca che richiede impegno e sensibilità.
È importante ricordare che non c’è una linea di demarcazione netta tra il pensiero di un adulto e quello di un neonato. Lo sviluppo cognitivo è un processo continuo e in evoluzione. Sebbene si possa notare un significativo avvicinamento al pensiero maturo intorno ai 7 anni e una sufficiente adesione intorno ai 12 anni, il pensiero continua a evolversi per tutta la vita.
Come Capire il Pensiero Infantile
NoiMamme.it consiglia ai genitori alcuni suggerimenti utili per capire meglio i pensieri dei loro bambini:
- Ricordare la propria infanzia: Cercare di ricordare se stessi all’età del proprio figlio può aiutare a comprendere meglio le sue reazioni e i suoi pensieri. I ricordi che si formano a partire dai 3-4 anni rendono più facile immedesimarsi in un bambino in età prescolare.
- Ascoltare attentamente: Prestare attenzione a come il bambino parla, perché il linguaggio è un veicolo attraverso cui esprime il suo pensiero. Il modo in cui si esprime è importante tanto quanto il contenuto del suo pensiero.
Le Fasi dello Sviluppo Cognitivo
Prima dei 7 anni, il pensiero del bambino è strettamente legato alla sua rappresentazione della realtà e di sé stesso. Queste rappresentazioni possono essere definite “primitive” perché riflettono sia i primi anni di vita dell’individuo sia le prime fasi dell’evoluzione umana.
Dopo la fase senso-motoria (0-18 mesi), in cui non c’è ancora una funzione simbolica del pensiero, il bambino attraversa la fase preconcettuale (2-4 anni). In questa fase, secondo Piaget, il bambino ha un atteggiamento egocentrico e difficoltà a comprendere i concetti di tempo, spazio e causa-effetto. Il suo ragionamento è prevalentemente analogico, passando dal particolare al particolare, senza ancora sviluppare la capacità di ragionamento deduttivo o induttivo.
Caratteristiche Tipiche del Pensiero Preconcettuale:
- Animismo: Il bambino attribuisce vita e intenzioni agli oggetti inanimati, basandosi sulla propria esperienza.
- Realismo: Il bambino proietta le proprie convinzioni ed emozioni sugli oggetti e sugli eventi che osserva.
- Nominalismo: Il bambino crede che il nome di una cosa sia una sua caratteristica intrinseca, non una convenzione sociale.
- Artificialismo: Il bambino pensa che la natura sia governata dalla volontà umana o dalla propria volontà.
- Pensiero magico: Il bambino ricorre a spiegazioni magiche e soggettive per eventi che non riesce a comprendere razionalmente.
Tra i 7 e i 10 anni, durante la scuola primaria, queste modalità di pensiero vengono gradualmente abbandonate a favore di un ragionamento più logico, astratto e basato sulla categorizzazione. Il bambino sviluppa le “operazioni logiche reversibili” descritte da Piaget, avvicinandosi al pensiero adulto. Se volete approfondire l’argomento, potreste trovare utile un manuale sulla teoria di Piaget.
Come Approcciarsi a un Bambino Piccolo
Per capire un bambino tra i 2 e i 4 anni, è necessario fare uno sforzo per comprendere il suo modo di pensare e di vivere il mondo. Questo spiega perché non distingue tra realtà e fantasia, perché percepisce fatti e persone in relazione ai propri interessi ed emozioni (egocentrismo infantile), perché “proietta” le proprie paure sul reale o le proprie intenzioni sugli oggetti inanimati, e perché non è in grado di aspettare un evento futuro che non riesce a immaginare, rimanendo ancorato al “qui ed ora”.
I bambini prendono tutto alla lettera, possono credere in cose contraddittorie, hanno le loro ragioni per fare ciò che fanno (anche se incomprensibili agli adulti), non sanno aspettare e pensano che il mondo ruoti intorno a loro.
“Ma proprio non capisci?” chiese la mamma al figlio.
(“Sei tu che non capisci più, perché sei cresciuta, mamma.”)
È solo una questione di punti di vista.
Bibliografia:
Un genitore quasi perfetto, Bruno Bettelheim, Feltrinelli, 2002
Psicologia dello Sviluppo, Camaioni-Di Blasio, Il Mulino, 2007
Neuropsicopatologia dello Sviluppo, De Negri, Piccin, 1999
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