Lo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita è un viaggio affascinante, caratterizzato da tappe fondamentali che si susseguono rapidamente. Questo processo, guidato sia dalla genetica che dalle interazioni con l’ambiente esterno, trasforma il neonato in un bambino sempre più consapevole e attivo.
La Plasticità Cerebrale: Un Cervello in Costante Evoluzione
Nei primi mesi, solo alcune strutture del sistema nervoso sono completamente sviluppate. La maggior parte continua a maturare nel corso del primo anno, rendendo il cervello del neonato incredibilmente plastico. Questa plasticità permette al cervello di essere modellato dall’ambiente, in particolare dalla figura materna e dalle prime figure di riferimento, e dalle esperienze personali.
Le Tappe Fondamentali: Un Percorso Individuale
Le tappe dello sviluppo psicomotorio si susseguono velocemente, dalle attività riflesse e automatiche a quelle volontarie. È importante ricordare che, sebbene esistano tabelle di riferimento, ogni bambino è unico e raggiunge le diverse tappe seguendo i propri tempi. Questa variabilità è influenzata da tre fattori principali: il sistema nervoso del bambino, l’apparato muscolo-scheletrico e l’ambiente circostante, che può stimolare e motivare in modi diversi. Se vuoi monitorare al meglio la crescita del tuo bambino, puoi utilizzare un baby monitor per osservare i suoi progressi.
Ogni bambino ha il proprio ritmo di sviluppo, ma è fondamentale osservare una spinta vivace verso la sperimentazione, la scoperta e la variazione degli schemi motori. Il bambino dovrebbe mostrare interesse per ciò che accade intorno a lui, per le persone, i suoni e i volti. L’utilizzo di modalità stereotipate, la mancanza di curiosità e un’apatia generale possono essere segnali di uno sviluppo potenzialmente problematico.
Anche in questi casi, è essenziale consultare uno specialista per una valutazione approfondita. Una diagnosi precoce può favorire un recupero più rapido e completo. Ricorda, lo stato emotivo della madre e l’ambiente in cui vive il bambino sono elementi chiave per uno sviluppo sano, sia dal punto di vista emotivo che neurologico. Gli aspetti terapeutici e sanitari devono andare di pari passo con la cura, il contatto e l’affettività.
(N.d.A.: data la variabilità individuale, i riferimenti temporali che seguono sono indicativi).
Mese per Mese: Cosa Aspettarsi
Il Primo Mese
Alla nascita, il bambino presenta automatismi come la prensione delle mani e dei piedi e la suzione. Queste attività si attenuano gradualmente con lo sviluppo dei comportamenti volontari. Nelle prime quattro settimane, il bambino mantiene una posizione flessa e simmetrica, con le mani chiuse a pugno e il capo ruotato da un lato. Il raddrizzamento della testa avviene rapidamente, nei primi giorni di vita. Il pianto è variabile e il ritmo del sonno è ultradiano. Importanti indici di normalità sono la presenza di movimento di tutte le parti del corpo, la capacità di reazione agli stimoli sensoriali esterni e la modificazione delle capacità motorie nel corso delle quattro settimane.
Secondo e Terzo Mese
Prosegue la distensione del corpo, che diventa meno simmetrico. Il bambino inizia a controllare il capo, tenendolo sollevato e allineandolo con gli oggetti per seguirli. Una delle tappe più importanti è la comparsa del sorriso relazionale, il primo tentativo di contatto empatico con l’ambiente, in particolare con il volto materno. A questa età, le funzioni visive non sono ancora complete e il neonato distingue nitidamente un volto a breve distanza. Il mondo si presenta a colori e, grazie allo stretto rapporto con la figura materna, il volto umano diventa la prima configurazione organizzata che il bambino riconosce e a cui sorride. Questo rispecchiarsi reciproco costituisce una delle basi per il futuro riconoscimento delle proprie e altrui emozioni.
Quarto e Quinto Mese
La competenza motoria principale è la capacità di sostenere da solo il capo in modo sicuro, sollevandolo e allineandolo con gli oggetti. Si affina la visione binoculare, che consente di mettere a fuoco oggetti e persone in movimento. Se sdraiato supino, il bambino apre e chiude le mani, le porta al centro del campo visivo e le osserva: questo segna l’inizio della coordinazione oculo-manuale e mano-mano. Se disteso a pancia in giù, cerca di sollevarsi sugli avambracci e di tenere il capo sollevato, ruotandolo per esplorare l’ambiente. Inizia ad afferrare gli oggetti offerti e a portarli alla bocca. In posizione prona, si assiste ai primi tentativi di trasferire il peso su un lato per liberare un braccio e afferrare gli oggetti vicini. Questi primi mesi sono perfetti per introdurre giocattoli montessori per stimolare la coordinazione.
Importanti indici di normalità sono il capo sollevato, l’interesse per gli oggetti e le proprie mani, la tonicità corporea e muscolare, la reattività nei confronti del volto e della voce umana, con tentativi di inseguimento di volti e oggetti nello spazio.
Sesto e Ottavo Mese
A sei mesi, l’obiettivo motorio principale diventa la posizione seduta, raggiunta di solito entro l’ottavo mese attraverso diverse fasi. Inizialmente, il bambino riesce a stare seduto se appoggiato, con una lieve incurvatura della spina dorsale e sostenuto dall’appoggio delle mani. In questo modo, le mani non sono libere per afferrare oggetti e persone, motivando il bambino a liberarne prima una e poi entrambe. È fondamentale che, in ogni posizione raggiunta, il bambino riesca a liberare le mani, strumento privilegiato per esplorare l’ambiente. La mano diventa strumento di conoscenza. Il bambino afferra prima “a rastrello” (senza opposizione del pollice) e poi “a pinza” (con opposizione del pollice) solo verso il decimo mese. Quando riesce in questo obiettivo, passa lunghi periodi a studiare gli oggetti che manipola, a passarli da una mano all’altra e a scagliarli a terra, per poi desiderarli nuovamente. In questo periodo, impara a distinguere non solo il volto materno, ma anche quello paterno e delle persone familiari, e cerca di attirare l’attenzione degli adulti con urla, pianto e primi tentativi di lallazione in risposta alla voce umana. Un bambino di otto mesi è tonico, interessato all’ambiente e alle persone, sa porsi in relazione in maniera rudimentale ma continua, reagisce a suoni e voci. In posizione seduta, è eretto e manipola gli oggetti, dimostrando preferenze per alcuni oggetti rispetto ad altri.
Nono e Decimo Mese
I tentativi di trasferire il carico da un lato all’altro del corpo agevolano la capacità di muoversi in modo autonomo se posto in terra. Le modalità di spostamento sono varie: alcuni bambini strisciano proni (a pancia in giù), altri da seduti si muovono spostando le gambe e strisciando i glutei a terra, altri rotolano. La posizione più classica è quella quadrupedica: il bambino “gattona” e si sposta velocemente nell’ambiente. Non tutti i bambini amano gattonare: alcuni passano dalla posizione statica seduta a quella statica in piedi, appoggiando gli arti superiori a un supporto e sollevandosi. Da questa posizione, è possibile iniziare a “bordeggiare”, ovvero a camminare appoggiando le mani e spostandole progressivamente. Con la posizione quadrupedica e ancor più con quella eretta, si sviluppano le competenze legate all’equilibrio e alla coordinazione nella marcia. Riuscendo a spostarsi e soprattutto con la prospettiva eretta, il bambino acquista una nuova rappresentazione mentale dello spazio circostante e di se stesso nello spazio.
Un altro importante traguardo è la comparsa della gestualità “semantica”, con l’espressione più comune del “ciao” con la manina. Il bambino utilizza le mani per esprimere un significato, il primo tentativo di comunicazione consapevole e simile al linguaggio verbale.
Alle Soglie dell’Anno
Una volta che il bambino riesce a stare in piedi da solo, può utilizzare gli arti superiori per esplorare l’ambiente e afferrare gli oggetti circostanti. La prima marcia autonoma è caratterizzata da una posizione con tronco “antiflesso” (flesso all’indietro), arti superiori in avanti, gomiti piegati e mani aperte, chiamata “Cammino a guardia alta”. Per mantenere l’equilibrio precario, alcuni bambini camminano molto velocemente, altri invece scelgono l’estrema lentezza. Verso i dodici mesi, si assiste ai primi tentativi di autonomia d’azione quotidiana: il bambino prova a bere e a mangiare da solo, collabora quando lo vestono, manipola i suoi giochi in modo corretto e li ruota per osservarli. Usa indifferentemente l’una o l’altra mano, ma in alcuni casi può già mostrare la preferenza per una delle due. A dodici mesi, si struttura la visione “stereoscopica” con la percezione della profondità e stima della distanza, utile sia nella marcia che per raggiungere gli oggetti. Sempre a quest’età, avviene il riconoscimento del primo nome e con esso il bambino entra nel mondo della comunicazione verbale simbolica: il linguaggio umano.
Conclusioni
A conclusione di questo breve excursus sullo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita del bambino, è utile ricordare i principali indici di normalità:
- Il passaggio da un’attività “riflessa” a un’attività “automatica” prima e “volontaria” poi.
- L’acquisizione di una sempre maggiore capacità di dilazionare la risposta a un certo stimolo ambientale (mentre nell’attività riflessa e automatica la risposta segue immediatamente lo stimolo, nell’attività volontaria può esserci una risposta anche molto dopo la comparsa dello stimolo che l’ha provocata).
- L’acquisizione in misura sempre maggiore della capacità di adeguare selettivamente il tipo di risposta al tipo di stimolo e a una gamma di stimoli diversi.
- La scelta della risposta e la scelta della sua effettuazione sono sempre più subordinate a condizioni soggettive interne o ambientali.
- Il bambino risulta adattabile, ricco di alternative e di comportamenti differenti.
Sebbene esista forte variabilità di tempi e modi e ciascun bambino presenti modalità proprie legate anche alla personalità individuale, deve essere evidente o evidenziabile in ciascuno una forte spinta all’azione e alla risposta, un interesse agli oggetti, alle persone, all’ambiente e tentativi di sperimentare in autonomia.
Bibliografia
Maurizio De Negri, Neuropsicopatologia dello sviluppo, ed. Piccin, Padova, 1999.
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